I primi volumi vennero catalogati nei registri inventariali dell’Ufficio Scavi, che riportavano indistintamente tutti gli acquisti necessari al funzionamento dell’ente (comprese le rivoltelle per i custodi, i ritratti della famiglia reale da appendere in direzione e persino le mule usate per il movimento terra). In seguito, nacque l’esigenza di creare un catalogo autonomo, destinato unicamente ai beni librari: questo catalogo venne probabilmente istituito ai tempi di Guido Calza, ma non è giunto sino a noi. I volumi furono nuovamente inventariati nel dopoguerra senza tenere conto della cronologia degli acquisti, ma procedendo probabilmente in base all’ordinamento della Biblioteca di quei tempi: di questa catalogazione si conservano nove registri cartacei, tuttora utilizzati in fase di revisione inventariale.
Già ai tempi di Calza, per orientarsi tra le migliaia di titoli che costituivano le raccolte venne creato un catalogo alfabetico, formato da 15 registri a fogli mobili della ditta Staderini (formato 25 x 12,5 cm), ciascuno dei quali contenente le schede dei singoli volumi (Fig. 6).

Questi registri sono rimasti in uso probabilmente fino agli anni Sessanta, quando venne creato un nuovo catalogo a schedine cartacee, ancor oggi collocato in uno schedario Olivetti Serie Synthesis, celebre mobile da ufficio disegnato da Ettore Sottsass nel 1960 (fig. 7).

Oggi il catalogo della Biblioteca è totalmente digitale (https://biblioteca.scaviostia.beniculturali.it/), ma lo schedario cartaceo viene gelosamente custodito sia come memoria storica, sia come supporto alla ricerca in caso di guasti dell’infrastruttura informatica.
Bisogna infine ricordare come su ogni volume vengano in genere apposti due timbri, uno con il nome dell’Istituto e uno per indicare il numero d’inventario. Sfogliando i volumi della Biblioteca è possibile fare uno “studio tipologico” di questi timbri, che in assenza di altre indicazioni possono essere anche un elemento per datare l’acquisizione dei volumi (fig. 8). In questa galleria si passa dal primo timbro con lo stemma di casa Savoia, appesantito dai fasci durante il ventennio, ai timbri “nudi” del primo Dopoguerra, poi arricchiti dallo stemma della Repubblica disegnato da Paolo Paschetto nel 1948. Oggi il Parco utilizza un timbro più semplice, con il nome dell’istituto e uno spazio riservato all’inserimento del numero d’inventario.

(Dario Daffara)





