Storia della Biblioteca

La Biblioteca nasce all’inizio del XX secolo per volontà dell’archeologo Dante Vaglieri, direttore degli scavi di Ostia dal 1907 al 1913. Prima del suo arrivo, a Ostia non esisteva un vero e proprio ufficio: Vaglieri lo predispose all’interno del Casone del Sale, dove ancora oggi si trovano gli uffici di direzione del Parco. Il nucleo originario della Biblioteca era probabilmente formato dai volumi personali che Vaglieri utilizzava per la sua attività scientifica e che alla sua morte furono donati all’ufficio scavi dalle figlie. Oltre a questi volumi, negli anni del suo incarico vennero fatti importanti acquisiti di libri, una dotazione indispensabile per le attività di studio e di ricerca. Grazie ai registri inventariali, sappiamo che la prima monografia venne acquistata nel 1912: si trattava del Voyage en chemin de fer de Civitavecchia à Rome di J. Garau, acquisito con il numero d’inventario 124 e pagato 3 lire dell’epoca (circa 14 euro di oggi). Il volume contiene una erudita descrizione di Ostia e di Portus, al servizio dei viaggiatori francesi che visitavano Roma negli ultimi anni dello Stato Pontificio (fig. 1).

Gli acquisti di Vaglieri erano effettuati con molta oculatezza: l’obiettivo primario era l’acquisizione di volumi sulla storia del territorio, in particolare sui ritrovamenti dei secoli precedenti e sui resoconti dei viaggiatori ottocenteschi. Consapevole della lontananza di Ostia dalle biblioteche di Roma, Vaglieri mirava inoltre all’acquisizione di repertori utili al lavoro d’ufficio, come il Corpus Inscriptionum Latinarumum (1893-1899), all’epoca giunto al quindicesimo volume. Le sue scelte furono pionieristiche anche nel campo dello studio della ceramica, da lui considerato essenziale per la datazione dei contesti e per lo studio del commercio antico: per la Biblioteca furono acquistati volumi come Die verzierten Terra sigillata Gefasse von Rottweil e altri sei saggi sulla terra sigillata (1899-1907), a cura di R. Knorr e altri.

 

Fig. 1. J. Garau, Voyage en chemin de fer de Civitaveccha a Rome, Paris 1960 (Biblioteca Ostiense, inv. 17).

 

In generale, i volumi acquisiti sotto la sua direzione furono circa 400, che si possono dividere nei seguenti argomenti:

  • 118 titoli di archeologia;
  • 94 opere su Ostia;
  • 49 volumi di classici greci e latini;
  • 42 repertori e dizionari;
  • 33 volumi di vario argomento (inclusa la floricultura e la metallurgia);
  • 32 volumi di storia;
  • 10 volumi di archeologia africana.

Recentemente i volumi donati e acquistati da Vaglieri sono stati raccolti in un unico fondo bibliografico, dedicato all’archeologo triestino. Per questi primi anni non conosciamo l’esatta ubicazione della Biblioteca all’interno del Casone del Sale: una parte dei libri era probabilmente ospitata nei vari uffici, in particolare nella stanza del Direttore situata al secondo piano. In una foto d’epoca, conservata nell’Archivio Fotografico del Parco, possiamo vedere Dante Vaglieri seduto alla sua scrivania: in uno scaffale sulla destra si intravedono i volumi rilegati della Description historique des monnaies frappées sous l’Empire Romain di Henry Cohen, all’epoca il testo di riferimento per la monetazione romana imperiale (fig. 2).

 

Fig. 2. Dante Vaglieri nel suo ufficio (PaOant, AF).

 

Dopo la morte di Vaglieri (1913), le raccolte bibliografiche vennero accresciute da Guido Calza, direttore degli Scavi dal 1924 al 1946. Una delle acquisizioni più importanti di questo periodo furono i 37 volumi dell’Enciclopedia Italiana Treccani (1929-1938), opera monumentale alla quale lo stesso Calza aveva contribuito per la voce “Ostia”. La Biblioteca si arricchì inoltre di monografie, articoli ed estratti su Ostia, che in questo periodo cominciarono a essere pubblicati con frequenza sempre maggiore in previsione degli scavi per l’Esposizione Universale del 1942. Alla morte di Calza (1946), gli articoli provenienti dalla biblioteca personale del Direttore furono donati all’ufficio scavi dalla vedova Raissa Calza confluendo nel “Lascito Guido Calza”, un fondo costituito da 461 estratti di autori e argomenti diversi, spesso doni che Calza riceveva da colleghi archeologi. Le raccolte continuarono ad arricchirsi durante la direzione di Anton Luigi Pietrogrande (1956-1963) e di Maria Floriani Squarciapino (1963-1974): un importante lascito arrivò alla morte di Giovanni Becatti (1973), con la donazione di 172 articoli su Ostia e sulla critica storico-artistica da parte della famiglia.

La Biblioteca rimase nel Casone del Sale fino agli anni Ottanta del secolo scorso, ospitata in un piccolo ambiente al primo piano della palazzina oggi occupato dalla Segreteria (fig. 3). A seguito degli interventi di restauro dell’edificio attuati con i finanziamenti F.I.O. (Fondi per l’Investimento e l’Occupazione, erogati dal 1982 al 1988), venne decisa una riorganizzazione degli spazi; negli anni Novanta la Biblioteca venne dapprima ricollocata nel cosiddetto “appartamento Calza” sul lato ovest dell’edificio, per essere infine spostata nell’attuale collocazione, il cosiddetto “quadrilatero degli uffici” o “ferro di cavallo”, un prefabbricato dove i volumi avrebbero trovato più spazio per la conservazione e la consultazione (fig. 4).

 

Fig. 3. La Biblioteca al primo piano della palazzina della Direzione, 1986 (PaOant, AF, neg. R 4297).

 

Fig. 4. L’attuale sede della Biblioteca.

 

Nel 2022 una parte della Biblioteca è tornata nel Casone del Sale, all’interno di un ambiente che all’inizio del Novecento era stato utilizzato come falegnameria e in seguito come bookshop. Dopo un impegnativo intervento di restauro, che ha rimesso in luce una grande arcata in laterizi pertinente alla fase rinascimentale dell’edificio, l’ambiente è stato attrezzato come biblioteca e sala riunioni, dedicato all’archeologa ucraina Raissa Samojlovna Gurevič Calza (fig. 5).

 

Fig. 5. La sala della Biblioteca dedicata all’archeologa Raissa Calza.

 

(Dario Daffara)